Nella leadership, l’intelligenza emotiva è più importante delle competenze tecniche

Nella leadership, l’intelligenza emotiva è più importante delle competenze tecniche

«Per ottenere il massimo da un team non basta avere skill tecnici eccellenti e un altissimo IQ. Ma neanche essere “solo” simpatici o gentili»

Dal sito digital4.biz riprendiamo un interessante articolo su Daniel Goleman e l'intelligenza emotiva; concetto che, integrato ad un elevato grado di competenza tecnica ed un alto quoziente d’intelligenza, permette di raggiungere la piena efficacia della leadership.

COSA E’ L’INTELLIGENZA EMOTIVA

In un articolo pubblicato lo scorso anno su LinkedIn dal titolo “Emotional Intelligence Myth vs. Fact”, Goleman ha definito l’intelligenza emotiva “la capacità di riconoscere le proprie emozioni, quelle degli altri, gestire le proprie, e interagire in modo costruttivo con gli altri”.

Questa definizione si traduce in un modello che comprende quattro aree (ognuna divisa in sottofondo-argomenti):

  • la Consapevolezza di sé stessi;
  • la Gestione di sé Stessi;
  • la Consapevolezza sociale;
  • la Gestione delle relazioni.

Semplificando il suo modello (nella realtà molto più complesso), l’intelligenza emotiva determina il successo della leadership attraverso due elementi. Il primo riguarda la parte interna, per cui i leader sono tanto più efficaci quanto più riescono ad avere consapevolezza e gestione di sé stessi; ossia la capacità di gestire emozioni contrastanti e spiacevoli, di mantenersi focalizzati sugli obiettivi anche durante situazioni critiche ed una fortissima adattabilità alle situazioni. Il secondo elemento riguarda invece l’esterno, e comprende la capacità di entrare in sintonia con le altre persone all'interno di un team, creando empatia con loro, capendo lo stato emotivo e le loro aspettative. In questo modo riesce a coinvolgere al meglio le persone, ottenendo così il massimo da loro.

LE COMPETENZE EMOTIVE PREVALGONO SU QUELLE TECNICHE

Dalle sue ricerche in contesto aziendale, Goleman ha scoperto che le competenze relative all’intelligenza emotiva sono molto più importanti rispetto a quelle tecniche o legate al quoziente intellettivo. "Gli skill tecnici li si può imparare a scuola, li possono avere tutti. Ma più sali in alto nella gerarchia organizzativa, più sarà importante l’intelligenza emotiva". Perchè quello che fa per gran parte del tempo è "gestire le persone, oltre che se stesso".

FLOW E SOCIAL BRAIN

Per questo motivo, la leadership consiste "nel portare e mantenere le persone nella fascia più alta dei livelli di performance, e questo succede quando le persone sono nel miglior stato di benessere personale. È uno stato ottimale che si chiama Flow, in cui la persona stessa rimane stupita dei risultati che ottiene, e definito attraverso ricerche sui professionisti più diversi, dalle ballerine ai giocatori di scacchi, dai top manager ai militari". In questo stato, si ha una attenzione costante sull’obiettivo, si raggiunge un alto grado di flessibilità e si raggiunge il massimo, quando le competenze personali sono messe a dura prova.

Come si può creare e mantenere lo stato di flow all’interno delle organizzazione? "Un modo è stabilire chiare regole e obiettivi, ma lasciare una certa flessibilità sul modo di raggiungerli. Un altro è il feedback immediato, mantenere le persone costantemente aggiornate su quanto bene stanno perseguendo l’obiettivo. La terza è mettere alla prova e far crescere le loro competenze, e cercare di far coincidere quello che le persone sanno fare con i compiti loro assegnati".

Inoltre, a livello personale, è importante che si attivi il c.d. “social brain”. "C’è una zona del cervello che funziona come un “radar neurale”, cerca di capire cosa succede nel cervello dell’altra persona e stabilisce con esso una comunicazione che va al di là della comunicazione verbale. Sono i neuroni specchio, scoperti in Italia, che creano un ponte tra cervello e cervello, un ponte che comunica emozioni, sentimenti, intenzioni. Ecco perché le emozioni sono contagiose, e perché la natura umana porta a dare grande attenzione e importanza a quello che il leader del gruppo fa e dice. Il leader è il determinante: sia del meglio, sia del peggio".

L’INTELLIGENZA EMOTIVA SI PUO’ IMPARARE?

Goleman da una risposta positiva a questa domanda; tuttavia, il leader deve essere disposto a investire tempo e impegno verso questo obiettivo, avere un’idea corretta di come viene percepito dalle persone e dei suoi reali punti di forza e debolezza. "Se fa questa cosa regolarmente, dopo qualche mese diventerà spontanea. Ottenere risultati da soli però è molto difficile, meglio farsi aiutare da un “coach” con un programma personalizzato".

Link all'articolo su digital4.biz

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