Apprendimento: la chiave per i leader migliori

Apprendimento: la chiave per i leader migliori

The best leaders are insatiable learners… è il titolo di uno splendido articolo riportato nel sito dell’Harvard Business Review. L’articolo, scritto da Bill Taylor - datato 5 settembre 2014 - sottolinea il collegamento stretto, molto stretto, tra la leadership e la capacità di apprendere

Il punto di partenza dell’articolo è un discorso di John W. Gardner, celebre docente di Stanford, tenuto a Phoenix il 10 novembre 1990, nel quale mette in evidenza l’importanza di un “rinnovamento personale”, intendendo con esso l’esigenza dei leader (e non solo) di dedicare tempo e risorse alla crescita personale ed all’apprendimento. Questi elementi, secondo Gardner, fanno davvero la differenza. "Le persone nel mondo del lavoro sono più ferme di quanto loro stesse posso immaginare. La noia è il malanno segreto nelle organizzazioni", scrive Gardner. "E le persone sono intrappolate nelle proprie capacità ed abitudini".

Allora, qual è l’antidoto per evitare tutto questo? Cosa fare per favorire, nel concreto, un efficace “rinnovamento personale”? Secondo Gardner, è “avere interessi”. “Ognuno di noi aspira ad essere interessante, ma ciò che mantiene vivi è essere interessati a qualcosa… come recita un famoso proverbio, ‘ciò che conta è quello che apprendi dopo che conosci’”. E questo vale, a maggior ragione, per i leader, per cui ciò che conta realmente è la volontà di apprendere, sempre, in ogni circostanza e da ogni occasione possibile.

Roy Spence ha recentemente pubblicato un volume dal titolo The 10 essential hugs of life. Tra i suoi consigli (“abbraccia i tuoi fallimenti”, “abbraccia le tue paure”, “abbraccia te stesso”) ce n’è uno in particolare che è molto importante: “abbraccia le tue prime volte”. “Quando sei giovane”, scrive Spence, “ogni giorno è pieno di prime volte, pieno di nuove esperienze. Quando cresci, invece, sono sempre meno le occasioni per conoscere ‘prime volte’. Se vuoi rimanere giovane, devi lavorare per avere sempre nuove cose”. A tal proposito, Spence cita un altro docente di Stanford, Jim Collins, il quale sottolinea che “si è giovani quanto le cose nuove che si fanno… il numero di ‘prime volte’ nella nostra vita”.

Secondo l’autore dell’articolo, noi impariamo di più quando abbiamo a che fare con persone che sono diverse da noi. Allora, è opportuno porsi una domanda: spendiamo la maggior parte del tempo con persone che sono uguali a noi? Persone della stessa azienda, amici della stessa zona e colleghi che condividono la nostra stessa professione?

E, se la risposta è sì, diventa allora importante sviluppare un senso di profondo impegno, soprattuto quando si è arrivati a posizioni di responsabilità, verso la “sfida” a quelle che sono le convenzioni. E, in tale contesto, due sono le domande che ogni leader deve porsi, come persona e come professionista. Due domande che sono al tempo stesso semplici e profonde: Stiamo imparando secondo quelle che sono le esigenze della nostra vita? E siamo determinati (e convinti) a voler “essere interessati”, prima ancora che cercare di “essere interessanti”?

Teniamolo sempre a mente… è quello che impariamo dopo che conosciamo, quello che davvero conta… 

Link all’articolo sull'Harvard Business Review

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